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di lui così scrisse il Vasari, “Giorgio dalle fattezze
della persona e dalla grandezza dell’ anima (fu) poi
col tempo chiamato Giorgione...Fu allevato in Vinegia
et dilettossi continovamente delle cose d’amore, et
piacquaegli il suono del liuto mirabilmente”. Una morbida
luce avvolge tutti gli elementi del celebre dipinto
e una gran calma domina su tutto. Il verde della campagna,
il rosso dei mattoni, le dolci colline, sono stati fermati
dall’artista con suggestione altissiama. Le figure e
il paesaggio partecipano di una felice fusione, di un
concerto che investe anche gli elementi della natura
stessa e il senso della rappresentazione: forse i luoghi
dove era caduto combattendo il giovane Matteo Costanzo
che il genitore affrancato intese onorare facendo eseguire
nel 1504 la Pala del genio castellano. Qui tutto è disposto
con una sorta di riserva e i colori colgono i valori
dell’atmosfera nelle sue sottili vibrazioni, nei dintorni
naturali e attraenti della natura.
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Le
vicende della Pala seguirono quelle del tempo: l’incuria,
l’umidità, il fumo delle candele concorsero a danneggiare
il celebre dipinto. Per questa ragione si dovette spesso
ricorrere ad inerventi di restauro non sempre metodologicamente
corretti. Demolita la chiesa vecchia, la Pala errò per
varie sedi e per la chiesa nuova, finchè fu collocata
nel 1935 nell’attuale cappella che per la sua sobrietà
architettonica conferisce un particolare risalto alla
pittura Questa è l’unica opera sacra di Giorgione destinata
a una pubblica funzione. Sulla parete destra è murata
la pietra tombale di Matteo, con la figura giacente
in armi. Un tempo la collocazione era diversa: si trovava,
infatti, ai piedi della Pala e ciò spiega il perchè
dello sguardo dei personaggi rivolto verso lo stesso
punto in basso. Usciti dal Duomo, nella casa che sorge
di fianco, per antica tradizione ritenuta di Giorgione,
è visibile il frammento di una fascia decorativa, di
squisitezza bellezza e di alto interesse artistico,
che la critica quasi, unanimamente assegna al grande
artista. Sono qui raffigurati oggetti, strumenti e simboli
delle professoni, delle arti figurative della musica,
delle scienze e della lettere, intramezzati da tabelle
sostenute da nastri con incisioni sapienziali che inducono
a riflessioni sulla umana caducità, esaltando la virtù
per la quale soltanto l’uomo può vivere.
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